Un pubblico in target vale più di un pubblico ampio. È quello che ha capito Consuelo Modesti, coach e facilitatrice di scrittura, quando ha abbandonato le sue liste broadcast, quelle che negli anni le avevano garantito un pubblico ampio, per creare un gruppo WhatsApp più piccolo, fatto di persone che aveva fidelizzato nel tempo.
Non è stata una decisione improvvisa. Prima di arrivarci, aveva già provato un’altra strada, e anche quella le ha insegnato qualcosa.
Quello che ha imparato dalla pubblicità a pagamento
Consuelo aveva usato per anni le sponsorizzazioni, anche per promuovere i propri eventi. Fino a circa un anno fa i risultati arrivavano: non enormi, ma sufficienti a portare il suo messaggio fuori dalla cerchia di chi già la seguiva. Poi qualcosa è cambiato. L’investimento necessario per ottenere lo stesso risultato è salito, e a un certo punto non bastava più, nonostante un impegno economico crescente. Più budget, stessi numeri, meno ritorno.
È a quel punto che è tornata sui suoi passi. Non ha cercato uno strumento più potente per raggiungere più persone. Ha cambiato criterio: invece di allargare, ha scelto di restringere.
Meno persone, ma quelle giuste
Il risultato, dice lei stessa, è che le è rimasto forse un quinto delle persone che aveva prima nelle sue liste broadcast. Ma sono le persone che effettivamente la seguono, che hanno piacere a seguirla, che rispondono quando scrive.
Un quinto del numero, ma non un quinto del valore: è più facile costruire una relazione reale con chi resta per scelta che intrattenere una platea che si limita a scorrere senza fermarsi.
Anche i like raccontano la storia sbagliata
Consuelo lo dice pensando anche alla propria scrittura sui social: si sente sicura nella scelta delle parole, è la sua formazione, eppure nota che questa sicurezza a volte la porta a non adattarsi del tutto al linguaggio dei social. E il linguaggio dei social, spiega, serve soprattutto a ottenere risultati apparenti: i like, i commenti. La conversione è un’altra cosa, un passo più avanti. Il segnale che per lei conterebbe davvero non è la reazione immediata a un post, ma quello che succede dopo: pubblicare, e vedere che qualcuno, per quello, ti scrive davvero.
Perché una platea ampia non basta
È una distinzione che vale per qualunque professionista costruisca la propria presenza online: avere una platea ampia non coincide con avere una platea giusta. Un pubblico in target, anche piccolo, produce più valore di un pubblico ampio ma generico. Se le persone che ti seguono non sono quelle a cui il tuo messaggio parla davvero, quella platea, per quanto grande, smette di essere utile. Ti dà numeri da mostrare, non conversazioni da costruire.
Vale per le liste broadcast di Consuelo, vale per le sponsorizzazioni che ha provato, vale per i like che non diventano contatti. E vale probabilmente anche per te: la domanda giusta non è quante persone mi seguono, ma quante di loro arriverebbero davvero a scrivermi, se ne avessero bisogno.
Il criterio che conta davvero
Non significa smettere di farsi conoscere. Significa smettere di misurare il proprio lavoro digitale con il metro sbagliato: non quante persone raggiungo, ma quante di queste persone sono davvero quelle a cui posso essere utile.
È il criterio che sta dietro a Governa, una delle quattro fasi del metodo di Olistica 4.0: non aggiungere strumenti o inseguire numeri, ma verificare se ciò che fai produce segnali e contatti adatti, oppure solo rumore. A volte governare significa proprio questo: togliere qualcosa che funzionava a metà, per tenere solo quello che funziona davvero.
Vale la pena chiedersi, prima di aggiungere un altro canale o un’altra newsletter: le persone che hai già intercettato sono un pubblico in target, o stai solo misurando quanto rumore riesci a fare?
Ascolta qui la puntata completa dell’intervista a Consuelo Modesti su Voci da Olistica 4.0


